Da “Il Gazzettino” di Udine del 6 giugno 2006
“LA CREATIVITA’ COME SALUTE MENTALE” di Isabella Reale
Molti sono i luoghi in cui trovare ispirazione per creare opere, e moltissimi sono i modi per accostarsi all’arte: in questi giorni, nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di Sant’Osvaldo a Udine, e fino a che il tempo e la meteorologia lo consentiranno, vogliamo sottolinearne uno in particolare, non solo terapeutico ma anche altamente poetico.
Si tratta del lavoro di mani femminili, che hanno pazientemente raccolto per giorni e giorni frammenti di natura per lo più reperiti in loco, ciottoli e sassolini, sabbia e foglie, bacche e pigne, corolle e rametti, e per altri giorni e giorni, in mezzo e accanto agli alberi di quello che è un vero e proprio parco, li hanno riassemblati per liberare una creatività spontanea, a tratti infantile, leggera ma anche colta, e comunque sempre perfettamente connaturale a quello che è il genius loci, lo spirito del luogo. Il parco di Sant’Osvaldo, già agli inizi del secolo, vedeva crescere piccoli orti per riconquistare ai pazienti ospiti - giunti fino a duemilacinquecento - quel contatto salutare con la terra alla quale la civiltà contadina li radicava e dalla quale la follia li aveva poi così violentemente sradicati: ma se allora un alto recinto delimitava comunque uno spazio altro, diverso, da rinchiudere e allontanare, oggi, grazie al lavoro quotidiano di tanti volontari e associazioni e soprattutto grazie alle conquiste della nuova psichiatria, Sant’Osvaldo si è aperto alla città e ritorna a vivere non solo come orto botanico ma anche con i suoi padiglioni e chioschi animati dal cinema e dal teatro all’aperto, dal gioco e dallo sport, e il parco stesso è divenuto simbolo per eccellenza di una nuova intermediazione e di un passaggio tra società civile e disagio mentale.
Per l’inaugurazione della ottava edizione della Festa d’Estate, dunque, il parco si è tramutato in un laboratorio dove un gruppo di donne, ospiti e assistite dai servizi di salute mentale, sono state guidate o meglio accompagnate da un altro gruppo di donne, per la precisione le Donne del Bosco che rispondono al nome di Maria Luigia Valtingojer, Laura Piovesan, Franca Morandi, Luisa Cimenti, Sandra Palazzi, cultrici dell’arte nella natura, ovvero di una ritrovata armonia con il bosco e la natura circostante,(…). Tutte insieme hanno disposto, intrecciato, mescolato, allineato, i frammenti di natura che le circondava, seguendo un percorso e un progetto ma anche facendosi guidare dalle suggestioni che un particolare tronco, o il colore di un particolare cespuglio, di volta in volta loro suggeriva.
Ed ecco, per chi si aggira nell’area verde di via Pozzuolo, apparire una trama intrecciata a forma di ragnatela che però lascia aperto uno spiraglio allo spazio circostante, o un alto nido sospeso per un uccello fantastico, o, seguendo filari ritmici di bacche, delinearsi a terra un’aiuola sinuosa e delicatamente colorata, o una dinamica forma a spirale, o dondolanti al vento, strane forme sospese,che ti accompagnano in un percorso del tutto particolare ed altamente eloquente di come la creatività e la natura riconquistino a una nuova possibile qualità di vita,di come la solidarietà e la sensibilità per l’altro da sé, permei queste presenze così fragili ed effimere, di una poesia duratura, offrendoci un esempio su cui riflettere, in particolare se paragonato con altre roboanti, invasive e sedicenti opere d’arte che anche dalle nostre parti infestano e calpestano il verde pubblico. |